di Mauro Puppo
La cera d’api, insieme al miele, costituisce il principale e più noto prodotto delle api.
E’ una sostanza naturale prodotta interamente dalle api come secrezione ghiandolare da parte delle ghiandole ceripare poste sotto l’addome; appena secreta la cera ha un colore decisamente bianco, poi, per l’aggiunta di particelle di propoli e polline, tende a scurirsi dal giallo chiaro a giallo ocra. E’ un materiale estremamente complesso formato da più di trecento sostanze appartenenti al gruppo dei grassi. E’ untuosa al tatto, molto sensibile alle temperature, fonde a circa 64-65 gradi C°.
Come accennato, oltre ai componenti propri, la cera d’api può contenere altre sostanze intrappolate in essa come corpuscoli, propoli, polline (facilmente rimovibili in fase di pulitura), sia sostanze chimicamente indotte come farmaci, pesticidi e residui chimici ( impossibili da eliminare) ed eventuali patogeni come batteri e spore ( eliminabili solo con la sterilizzazione).
E’ un prodotto di cui l’uomo si è sempre servito fin dall’antichità facendone gli usi più diversi: tavolette per la scrittura, illuminazione di chiese, templi e abitazioni, preparazione di medicamenti, usi artistici. Oggi è impiegata come impermeabilizzante e protettivo nella meccanica di precisione, nella fabbricazione di vernici, nella lavorazione e manutenzione del legno, in medicina, farmaceutica e cosmesi.
Nell’uso apistico viene adoperata dagli apicoltori per realizzare i fogli cerei. Attualmente non esiste un sistema per l’eliminazione di eventuali residui di trattamenti acaricidi e pesticidi usati in agricoltura: se inserite nel melario, queste sostanze possono potenzialmente migrare, anche se in piccolissime percentuali, nel miele o negli altri prodotti delle api, se invece i fogli cerei “contaminati”sono usati nel nido, possono generare una farmaco resistenza nei parassiti ( vedi varroa) o indebolire il sistema immunitario delle api.
Come può l’apicoltore ridurre l’immissione di sostanze estranee nell’alveare per evitare o per lo meno ridurre le occasioni di contaminazione? Per esempio nella gestione degli alveari è buona prassi posizionarli in zone lontane da fonti di inquinamento ( strade molto trafficate, autostrade, fabbriche, coltivazioni intensive), limitare all’essenziale i trattamenti acaricidi preferendo quelli con sostanze naturali (acidi organici, oli essenziali) evitando quelli con molecole di sintesi, non fare mai trattamenti in presenza di melari, usare con parsimonia l’affumicatore,adottare le griglie escludi regina, sostituire i telai con regolarità sia del nido che del melario inserendone dei nuovi almeno 2/3 all’anno per tipo.
Quando recuperiamo la cera da riutilizzare per i fogli cerei usare solo ed esclusivamente quella proveniente dalla disopercolatura dei telai da melario, non usare contenitori non idonei ( secchi di ferro ).
Come si recupera la cera d’opercolo? I metodi sono vari, sia casalinghi che professionali o semi professionali come la sceratrice solare, quella a vapore o elettrica oppure semplicemente con acqua bollente. Per quest’ultima soluzione ( più economica) si procede mettendo la nostra cera d’opercolo a fondere in una pentola d’acciaio inox. Come procedere: mettere a fondere in una pentola d’acciaio 1/3 di acqua distillata ( oppure acqua potabile leggermente acidificata , un cucchiaio di aceto bianco in un litro e mezzo di acqua) con 2/3 di cera; mescolare fino a quando la cera non è ben fusa,( tenere il fuoco basso) a questo punto versare il contenuto in un recipiente di plastica per alimenti, o contenitori in silicone o acciaio inox filtrando attraverso una garza medica ( almeno 3 strati) oppure in alternativa una vecchia tenda a maglie finissime, lasciare solidificare lentamente coprendo i recipienti in modo da evitare una rapida dispersione del calore.
Una volta solidificata togliamo i pani di cera così ottenuti dallo stampo e procediamo, tramite raschiatura, alla pulitura di eventuali particelle passate dal filtro che si saranno depositate sul fondo del pane.
Pentole : si a quelle in acciaio, smaltate, alluminio; no rame, ferro, zinco.
Contenitori : si a bacinelle in plastica per alimenti , contenitori in silicone per alimenti o acciaio inox; no a recipienti in legno o metallo.
Acqua : si a distillata o leggermente acidula ( un cucchiaio di aceto bianco in un litro e mezzo di acqua; no acqua non potabile.













