“Aprile in apiario”: cosa tenere d’occhio

Riceviamo e pubblichiamo con piacere il seguente articolo. ( La redazione)

Aprile in apiario: cosa tenere d’occhio
Con l’arrivo di aprile, l’apiario entra in una fase più dinamica della stagione. Le colonie che avevano gradualmente iniziato a riprendersi nelle settimane precedenti possono ora mostrare segni più evidenti di accelerazione: la covata aumenta, la popolazione cresce, l’attività all’ingresso dell’arnia si intensifica e la gestione dell’arnia richiede attenzione, interventi tempestivi e la capacità di interpretare attentamente i segnali.

Equilibrio all’interno della colonia
In questa fase, è importante non fermarsi all’impressione generale di una colonia attiva. Una forte attività all’ingresso dell’arnia da sola non basta a descrivere il reale equilibrio della colonia. Ad aprile, è utile osservare la regolarità della deposizione delle uova, la presenza di covata in diversi stadi di sviluppo, il livello delle scorte alimentari e la forza complessiva della colonia. Le linee guida per la gestione primaverile insistono su questo punto: in questa parte della stagione, gli apicoltori devono valutare attentamente lo sviluppo della colonia, perché qualsiasi debolezza o squilibrio può rapidamente influenzare le settimane successive.

Una questione di spazio
Oltre allo sviluppo della colonia, ad aprile un altro fattore diventa centrale: lo spazio. Con l’espansione della colonia, l’organizzazione interna dell’arnia cambia rapidamente e una gestione tardiva può portare a squilibri, rallentamenti o alla preparazione precoce alla sciamatura. Per questo motivo, una delle priorità principali di questo periodo è supportare la crescita della colonia senza che questa si interrompa. Le principali raccomandazioni apistiche sottolineano che da aprile fino all’estate, le colonie dovrebbero essere ispezionate regolarmente per monitorare la sciamatura, verificare la presenza dell’ape regina e assicurarsi che ci sia spazio sufficiente per un corretto sviluppo.

Sciame
Aprile è anche il mese in cui la sciamatura diventa una possibilità concreta. Non tutte le colonie si comportano allo stesso modo e molto dipende dalle condizioni meteorologiche, dalla genetica, dalla forza della colonia e dalle risorse disponibili nell’ambiente circostante. Per questo motivo, è utile riconoscere i segnali precocemente: una crescita molto rapida, il sovraffollamento del nido di covata o una gestione inadeguata dello spazio possono aumentare la probabilità di sciamatura. Intervenire quando la colonia è già completamente predisposta alla sciamatura spesso significa agire troppo tardi.

Salute dell’alveare
Allo stesso tempo, è fondamentale non perdere di vista la salute generale dell’alveare. Una colonia che cresce bene in primavera necessita di continuità, equilibrio e monitoraggio costante. Ad aprile, quindi, i controlli sanitari rimangono centrali, compresa l’attenzione alla pressione della Varroa e alle condizioni generali della colonia. 
La primavera, dopotutto, non è solo la stagione in cui le api diventano più attive: è anche il periodo in cui inizia a delinearsi l’equilibrio che sosterrà l’apiario per tutto il resto della stagione.

Consigli del mese
Vorremmo concludere con alcuni consigli e aggiornamenti utili per il vostro apiario durante il mese di aprile.

Fogli cerei: una scelta più importante di quanto sembri
In primavera, la qualità dei materiali utilizzati in apiario torna ad essere fondamentale. Ciò vale soprattutto per i fogli di cera per i telaini, che non sono solo un supporto tecnico, ma la base su cui le api costruiscono una parte essenziale della vita della colonia. Covata, miele e polline dipendono tutti da essi. Per questo motivo, scegliere fogli di cera per i telaini realizzati esclusivamente con cera d’api e privi di contaminanti non è un dettaglio di poco conto, ma una decisione che può influenzare la gestione dell’arnia fin dall’inizio della stagione.

Anche l’ambiente circostante influisce sull’equilibrio della colonia.
Quando si parla di primavera, l’attenzione si concentra spesso su ciò che accade all’interno dell’arnia. In realtà, anche l’ambiente circostante è importante. La disponibilità di fiori, la continuità delle risorse e la qualità generale dell’ambiente possono influenzare concretamente lo sviluppo della colonia. Osservare l’area circostante in questa fase aiuta gli apicoltori a comprendere meglio il comportamento delle api e a interpretare con
maggiore precisione le esigenze dell’apiario nelle settimane a venire.

Grazie per l’attenzione!

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SCIAMATURA NATURALE E ARTIFICIALE

di Mauro Puppo

La sciamatura è uno dei fenomeni più appariscenti e tipici del mondo dell’ape e rappresenta l’unico mezzo naturale di diffusione della specie. Con la divisione della colonia, provocata dalla partenza della regina, di numerose api operaie e fuchi, si ha la riproduzione del cosiddetto superorganismo alveare.
E’ il momento che maggiormente affascina l’apicoltore. Poter osservare e rincorrere una nuvola d’api che esce dall’alveare non ha eguali.
Nell’apicoltura razionale la sciamatura viene considerate negativamente in quanto incide sulla produzione del miele, necessita di manodopera e potrebbe essere anche una perdita nel caso non si riesca a recuperare lo sciame.
Nell’alveare la preparazione alla sciamatura avviene con la costruzione da parte delle api di numerose celle reali dove la regina deporrà uova fecondate. Pochi giorni prima della sciamatura si verifica la cosiddetta “febbre sciamatoria” cioè ad un cambiamento dell’attività della famiglia: la regina cessa l’ovodeposizione e dimunuisce di peso (per volare meglio), le bottintrici cessano la raccolta di nutrimento, si raggruppano (barba) all’esterno dell’alveare pronte per la partenza dello sciame.
Il periodo principale della sciamatura va da aprile a tutto giugno, di norma lo sciame esce nelle ore più calde di una bella giornata di sole, alla partenza le operaie sciamanti si riempiono la borsa malaria di miele che dovrà servire per alimento della nuova colonia. Generalmente il primo sciame che esce dall’alveare (primario) è costituito da un elevato numero di api e dalla regina vecchia che abbandona l’alveare presumibilmente all’opercolatura delle prime celle reali
allevate che avviene 8/9 giorni dalla deposizione dell’uovo. Possono seguire altre sciamature, questa volta con un minore numero di api e regine vergini ( sciami secondari, terziari).
Lo sciame primario, normalmente, si posa a poca distanza dall’alveare ( 20/30m) l’appiglio può essere un ramo, un cespuglio un troco d’albero alcune volte anche a terra dove si tratterrà alcune ore o persino qualche giorno fino a che le api esploratrici non avranno trovato un sito idoneo a costruire il nuovo nido, a questo punto può intervenire l’apicoltore per il recupero.
Gli sciami secondari, invece, si possono posare a più distanza e può essere difficoltoso il loro recupero anche perché le regine vergini occupano malvolentieri un’arnia.
La sciamatura è influenzata da numerosi fattori, che possiamo riassumerli in:
Sovrappopolamento, carenza di spazio, scarsa aereazione, dimensione insufficiente della camera di covata, elevata presenza di covata pronta a sfarfallare, forte importazione di nettare, mancanza di sfogo per le ceraiole, età avanzata della regina ( quindi minore produzione di feromone reale), predisposizione ereditaria della regina a sciamare.
Conoscendo le cause bisogna agire di conseguenza per prevenire il fenomeno, purtroppo però non sempre tutti gli accorgimenti che mettiamo in atto sono sufficienti e tempestivi e qualche sciame si invola lo stesso a conferma che l’istinto naturale prevale su qualsiasi tecnica da noi
adottata.
Per accertarsi che le famiglie non sciamino, le medie/grandi aziende ricorrono a diverse tecniche, tra cui la sciamatura artificiale e la selezione genetica di regine poco propense alla sciamatura.
La sciamatura artificiale consiste nel simulare una sciamatura naturale però indotta dall’apicoltore.
Si riducono di conseguenza le famiglie più grandi, che, con l’avanzare della stagione calda avrebbero l’impulso naturale a sciamare prelevando telaini di covata, di miele ed api. Con
questi telaini si creano nuove famiglie.
Stabilire quanto lasciare grande la famiglia originaria in modo che arrivi al massimo sviluppo sul primo raccolto senza che vada in febbre sciamatoria, non è cosa facile. I fattori determinanti per lo sviluppo delle colonie sono l’ambiente e l’andamento stagionale; solo una profonda conoscenza degli apiari ed una buona osservazione possono aiutarci a fare la scelta giusta senza dover ricorrere ad ulteriori interventi di contenimento. Innanzitutto per produrre sciami è necessario che sia cominciata la stagione riproduttiva delle api.
Deve essere l’apicoltore a decidere, per ogni apiario, quanti telaini di covata e di scorte lasciare alle famiglie a seconda di quanto tempo manca al primo raccolto.
Tutti gli alveari devono essere controllati e pareggiati asportando o aggiungendo api e/o covata.
Una volta che tutte le famiglie sono sistemate, cioè hanno tutte la stessa forza, con la covata rimasta in più si producono i nuovi sciami, fornendogli telaini di scorte o nutrimento.
A loro il compito di allevare da sole una cella reale e portare la vergine a fecondazione, oppure all’apicoltore di fornire una nuova regina feconda. Le finalità della produzione di sciami possono essere molteplici: quella della vendita, l’aumento del patrimonio apistico aziendale, la sostituzione di
famiglie perse durante l’inverno. Per chi decide di fare produzioni precoci come l’acacia, sarà poca la covata disponibile da asportare per fare gli sciami perché le famiglie dovranno essere mantenute forti per l’imminente fioritura. Potrà asportare di più chi punta a produrre il millefiori e i mieli di Giugno/Luglio quali tiglio e Castagno, così la famiglia avrà il tempo di riprendersi dall’asportazione.
Se la produzione di miele non ci interessa possiamo periodicamente asportare covata e miele, 3-4 telaini per famiglia forte, ogni mese fino a fine Giugno/luglio, poi fare i trattamenti contro la Varroa.
Produrre uno sciame se questo non ha una fioritura su cui svilupparsi, non è una scelta saggia.
Difatti gli sciami prodotti in Aprile/Maggio si sviluppano e si riescono ad invernare come famiglia su dieci telaini, mentre, quelli tardivi di fine Luglio, bisognerà nutrirli col rischio di trovarci in autunno con famiglie poco sviluppate .
Le regole per la produzione degli sciami sono poche e variabili in base alla zona e al periodo di produzione; si possono comporre con due telaini di covata due di scorta e un foglio cero, con l’avanzare della stagione i telaini di covata andranno ad aumentare, fino a quattro/cinque in Luglio.
Questo rapporto dovrà variare se si ha intenzione di mandare lo sciame in produzione sul millefiori, in questo caso sarà bene creare il nuovo sciame con almeno quattro telaini di covata sin da Aprile Maggio.
Un’altra piccola regola è quella di calibrare la quantità di covata a seconda se lo sciame venga prodotto con una regina o una cella reale, chiaramente dovrà essere maggiore nel secondo caso.
E’ bene inoltre ricordare che gli sciami vanno spostati almeno di tre km per evitare che le api bottinatrici facciano ritorno al proprio alveare lasciando lo sciame con scarsità di api. Se si adoperano celle reali dopo sei ,sette giorni si può controllare la nascita della vergine e dopo altri 10/15 giorni l’avvenuta fecondazione di questa.
Quando si utilizzano le regine feconde, per essere sicuri che queste siano accettate dalle nuove colonie, bisogna aspettare circa 10/12 giorni prima di controllarle. Spesso risulta utile nelle prime settimane di vita della nuova colonia somministrare della nutrizione liquida per stimolare la crescita in una fase delicata.