La grande sfasatura: come il collasso climatico sta ridisegnando il futuro dell’Apis mellifera

di: Giorgio Pagnacco

Il tempo della natura si sta scardinando. Per millenni, il risveglio della primavera ha seguito un ritmo millimetrico: una coreografia perfetta in cui la fioritura delle piante e il risveglio degli insetti impollinatori avvenivano in assoluta sincronia. Oggi, sotto la spinta di un riscaldamento globale senza precedenti, questo ingranaggio mostra drammatici segni di cedimento.

I dati scientifici piรน recenti dell’IPCC (IPCC = l’organismo scientifico delle Nazioni Unite creato nel 1988 dall’OMM: Organizzazione meteorologica mondiale e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente – UNEP) e i costanti monitoraggi dell’ISPRA (ISPRA = Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, รจ un ente pubblico di ricerca italiano vigilato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) tracciano un quadro inequivocabile: circa il 9% delle specie di api e farfalle รจ a rischio estinzione, mentre oltre il 40% degli impollinatori invertebrati selvatici mostra trend di popolazione in netto declino. Non si tratta solo di una crisi ecologica locale. Poichรฉ il 75% delle principali colture agrarie mondiali dipende direttamente dall’impollinazione animale, l’alterazione dei ritmi biologici dell’Apis mellifera minaccia alle fondamenta la sicurezza alimentare globale, mettendo a rischio un servizio ecosistemico stimato in oltre 153 miliardi di euro all’anno (La stima originale nasce da uno storico e autorevole studio scientifico internazionale pubblicato sulla rivista Ecological Economics. La ricerca รจ stata condotta da un team di scienziati francesi del INRA [Istituto nazionale per la ricerca agronomica] e del CNRS [Centro nazionale per la ricerca scientifica], insieme a scienziati tedeschi del centro UFZ [Helmholtz Centre for Environmental Research]. Lo studio รจ stato sviluppato nell’ambito del progetto europeo ALARM. La cifra di 153 miliardi si riferisce alla stima mondiale, di questi 153 miliardi la sola Italia incide per 3 miliardi di euro).


1. La sfasatura fenologica: quando l’orologio della natura perde il ritmo

Il concetto cardine per comprendere l’impatto della crisi climatica sugli ecosistemi รจ la sfasatura fenologica (phenological mismatch). Le piante e gli insetti si affidano a stimoli ambientali profondamente diversi per regolare i propri orologi interni:

  • Le piante reagiscono principalmente alle temperature del suolo e dell’aria. Un inverno insolitamente mite invia un falso segnale termico, anticipando le fioriture anche di tre o quattro settimane.
  • Gli impollinatori selvatici regolano la fine del loro svernamento basandosi sul fotoperiodo (la lunghezza del giorno), un fattore astronomico immutabile che il riscaldamento globale non puรฒ alterare.

Quando le api selvatiche emergono dai nidi, le fioriture principali sono spesso giร  passate, lasciandole in un ambiente privo di risorse nutritive.

Per l’Apis mellifera il problema assume connotati ancora piรน complessi a causa della sua natura di insetto sociale. Temperature invernali superiori alla media ingannano la colonia: la regina riprende la deposizione delle uova a gennaio o febbraio, molto prima del previsto. L’alveare si trova cosรฌ a dover mantenere una covata in espansione quando l’esterno รจ ancora biologicamente sterile o, peggio, esposto a improvvisi e violenti ritorni di freddo tardivo.


2. L’impatto sugli insetti impollinatori: un ecosistema in ritirata

Mentre l’ape domestica puรฒ contare sul supporto umano, la biodiversitร  degli impollinatori selvatici sta subendo una drammatica compressione degli areali. Specie fondamentali come i bombi non riescono a migrare verso nord a una velocitร  sufficiente per compensare le ondate di calore che stanno desertificando i loro confini meridionali.

A questo si somma un impoverimento chimico invisibile ma devastante: lo stress idrico e la siccitร  prolungata modificano la fisiologia dei fiori. Le piante colpite producono meno nettare e alterano il profilo amminoacidico del polline. Gli insetti si trovano a bottinare in veri e propri “deserti nutrizionali”, raccogliendo un polline a basso contenuto proteico che debilita il loro sistema immunitario, rendendoli vulnerabili a patogeni e pesticidi.

Quadro sinottico degli impatti climatici sugli impollinatori

Fattore ClimaticoEffetto sull’Ambiente / FloraConseguenza Diretta sull’Alveare
Inverni mitiFioriture precoci e asincrone.Ripresa anticipata della covata e consumo precoce delle scorte storiche.
Gelate tardiveDistruzione dei boccioli floreali, delle gemme e delle prime fioriture primaverili (es. pruno selvatico, ciliegio, melo, albicocco, mandorlo, pesco, Robinia pseudoacacia [acacia]).Blocco improvviso dell’importazione; rischio di fame e cannibalismo interno.
Siccitร  estiva prolungataAzzeramento della secrezione nettarifera e polline a basso valore proteico.Blocco estivo della deposizione; mancato sviluppo delle api invernali.
Ondate di calore (>40ยฐC)Stress idrico estremo della flora circostante.Collasso della termoregolazione; api impegnate solo a ventilare e raccogliere acqua.

3. Focus Apis mellifera: le nuove sfide biologiche nell’alveare

Nel prossimo futuro, l’apicoltura cesserร  di essere un’attivitร  incentrata sulla massimizzazione del raccolto per trasformarsi in una complessa scienza della resilienza biologica. Le colonie affrontano minacce che agiscono in sinergia:

  • La tempesta perfetta dei parassiti: L’assenza di un vero inverno elimina il blocco di covata naturale. Senza questa interruzione nel ciclo riproduttivo delle api, l’acaro parassita Varroa destructor prolunga la sua replicazione per dodici mesi all’anno, amplificando la trasmissione di virus letali.
  • L’avanzata delle specie aliene: Temperature minime invernali sempre piรน alte favoriscono l’espansione territoriale di predatori aggressivi come la Vespa velutina e la Vespa orientalis, che assediano gli alveari impedendo alle api persino di uscire a bottinare.


4. Il nuovo ruolo dell’apicoltore: da spettatore a custode attivo

Per salvare le famiglie di api, la gestione dell’apiario richiede un cambio di paradigma. L’apicoltore moderno deve intervenire tempestivamente attraverso una rigorosa strategia di nutrizione artificiale, studiata per rispondere alle emergenze indotte dalle anomalie del clima.

In Primavera: Nutrizione stimolante e contenimento del cannibalismo

Quando i ritorni di freddo tardivo o le piogge persistenti bloccano l’importazione di nettare proprio mentre l’alveare รจ popolato da migliaia di larve fameliche, si innesca uno dei meccanismi di difesa piรน drammatici della colonia: il cannibalismo della covata (fenomeno noto anche come brood cannibalism).

In assenza di importazione di cibo (principalmente di polline, che fornisce le proteine essenziali) o a causa di forti avversitร  climatiche, le api adulte mettono in atto una precisa strategia di sopravvivenza che include sia il consumo della pappa reale giร  deposta, sia il cannibalismo della covata (appunto brood cannibalism). Questo comportamento risponde a logiche biologiche molto rigide:

1. Il riassorbimento della pappa reale

Quando le api nutrici non hanno piรน polline a disposizione, non riescono a produrre nuova pappa reale poichรฉ le loro ghiandele ipofaringee si deteriorano. Per risparmiare ogni minima risorsa, le api adulte consumano la pappa reale presente sul fondo delle cellette delle giovani larve prima che questa deperisca.

2. Il cannibalismo della covata (Brood Cannibalism)

Il cannibalismo non รจ un atto di follia, ma un sofisticato meccanismo di riciclaggio dei nutrienti per difendere la salute e la sopravvivenza della colonia.

1. Lo studio classico sulla carenza di polline (Schmickl e Crailsheim, 2001/2002)

Lo studio cardine intitolato “Cannibalism and brood-rearing efficiency in the honeybee” (pubblicato dai ricercatori Thomas Schmickl e Karl Crailsheim) analizza quantitativamente cosa succede in un alveare durante i periodi di digiuno proteico.

  • Cosa ha dimostrato: Questo studio ha mappato i passaggi esatti delle reazioni a catena della colonia durante una carestia. Ha dimostrato che il cannibalismo delle uova e delle larve giovani (sotto i 3 giorni) รจ la primissima risposta attiva dei membri dell’alveare per riciclare le proteine all’interno del sistema sociale, prima di intaccare le larve piรน grandi su cui l’investimento energetico รจ stato maggiore.

2. Le recenti ricerche dell’USDA (Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, 2024/2025)

Studi condotti dal Carl Hayden Bee Research Center (USDA-ARS) hanno analizzato approfonditamente la risposta chimica del comportamento di restrizione della covata.

  • Cosa hanno dimostrato: Gli scienziati hanno studiato gli effetti dello stress nutrizionale a lungo termine, provando che la drastica riduzione feromonica indotta dal “brood cannibalism” prolungato altera i segnali chimici dell’alveare (come l’E-ฮฒ-ocimene). Quando le riserve di polline crollano a zero, le nutrici iniziano l’eliminazione selettiva dei giovani stadi larvali per regolare le risorse e garantire l’alimentazione della regina.

3. Lo studio sulla trasmissione virale e comportamento igienico (Nature / Scientific Reports, 2021)

Un famosissimo studio intitolato “Pupal cannibalism by worker honey bees contributes to the spread of deformed wing virus”, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Scientific Reports (Gruppo Nature), ha studiato il cannibalismo in una fase piรน avanzata (sulle pupe).

  • Cosa ha dimostrato: Sebbene focalizzato sul comportamento igienico nei confronti della Varroa (VSH – Varroa Sensitive Hygiene), questo studio ha confermato con riprese video microscopiche che le api operaie masticano e consumano attivamente la covata. Ha inoltre scoperto un risvolto della medaglia: questo riciclo della covata, seppur utile a livello proteico, purtroppo accelera la trasmissione del virus delle ali deformi (DWV) all’interno dell’alveare tramite i successivi scambi di trofallassi tra le api adulte.

Perchรฉ gli apicoltori lo notano poco?

Come sottolineano spesso le riviste tecniche di settore (come L’Apicoltore Moderno o i portali divulgativi scientifici), sul campo questo fenomeno passa quasi inosservato ai neofiti. Le api compiono l’atto di “pulizia e riciclo” direttamente dentro le cellette riassorbendo uova e larve minuscole. L’apicoltore, durante l’ispezione, nota semplicemente quella che in gergo tecnico viene chiamata covata opercolata “a macchia di leopardo” o โ€œnon compattaโ€, associandola spesso solo a patologie o a regine che non depongono bene, quando invece spesso รจ la traccia visibile di un avvenuto brood cannibalism causato da un blocco di importazione o da una gelata primaverile.

  • Chi viene sacrificato: Le operaie consumano selettivamente le uova e le larve piรน giovani (sotto i 3 giorni di vita).
  • Il motivo biologico: Le larve sotto i 3 giorni hanno richiesto pochissimo investimento energetico da parte dell’alveare. Al contrario, le larve piรน grandi (dai 4 giorni in su) o giร  opercolate vengono risparmiate il piรน possibile perchรฉ su di loro la colonia ha giร  investito molte risorse.
  • Riciclo delle proteine: Mangiando le larve giovani, le api nutrici assimilano le proteine del loro corpo. Questo permette alle nutrici di mantenere attive le proprie ghiandole per continuare a produrre pappa reale di emergenza destinata all’ape regina (che deve continuare a vivere) e alle pochissime larve prescelte per completare lo sviluppo.

In sintesi, riducendo la quantitร  di “bocche da sfamare” e riciclando le proteine della covata piรน giovane, l’alveare si ridimensiona per superare i periodi di carestia estrema senza far morire la colonia. Per evitare questo drastico collasso demografico, l’apicoltore deve intervenire tempestivamente con una nutrizione stimolante artificiale, somministrando sciroppo zuccherino liquido a piccole dosi frequenti. Questo apporto simula artificialmente un flusso nettarifero costante, fornendo l’energia necessaria alle nutrici per continuare l’allevamento e fermare l’istinto cannibalistico.

In Estate: Nutrizione di sostentamento e blocco della covata

Durante le grandi siccitร  estive, l’assenza totale di fioriture fresche priva l’alveare del polline, l’unica fonte di proteine, lipidi e vitamine essenziale per lo sviluppo del corpo grasso delle api. Senza proteine, la regina interrompe bruscamente la deposizione, impedendo la nascita della generazione di “api invernali”: quegli individui a vita lunga che hanno il compito biologico di traghettare la colonia fino alla primavera successiva.

Per mantenere vitale l’alveare in questa fase, la nutrizione di sostentamento deve basarsi sull’apporto di sostanze proteiche:

  1. Polline naturale autoprodotto: Il metodo migliore consiste nel nutrire le api con polline raccolto precedentemente tramite trappole da polline durante i periodi primaverili di massima abbondanza d’importazione, opportunamente congelato o essiccato per preservarne le proprietร  nutritive.
  2. Succedanei del polline: In assenza di scorte naturali, si ricorre a canditi proteici formulati con succedanei del polline bilanciati (come lievito di birra inattivato, farine proteiche vegetali o microalghe come la spirulina), arricchiti con amminoacidi essenziali per eguagliare il valore biologico del nutrimento naturale.

Conclusioni: un destino condiviso

L’Apis mellifera non รจ semplicemente un produttore di miele, ma una sofisticata sentinella ecologica. Il suo comportamento, le sue risposte biologiche e persino le sue crisi interne ci inviano un segnale d’allarme nitido sullo stato di salute del pianeta. Salvaguardare gli impollinatori nel prossimo decennio non significherร  piรน attendere passivamente i frutti della natura, ma agire attivamente sul campo. Gli apicoltori si trovano oggi in prima linea: non piรน semplici attori di una tradizione rurale, ma veri e propri custodi climatici di un equilibrio vitale che l’umanitร  ha il dovere improrogabile di proteggere.


“Aprile in apiario”: cosa tenere d’occhio

Riceviamo e pubblichiamo con piacere il seguente articolo. ( La redazione)

Aprile in apiario: cosa tenere d’occhio
Con l’arrivo di aprile, l’apiario entra in una fase piรน dinamica della stagione. Le colonie che avevano gradualmente iniziato a riprendersi nelle settimane precedenti possono ora mostrare segni piรน evidenti di accelerazione: la covata aumenta, la popolazione cresce, l’attivitร  all’ingresso dell’arnia si intensifica e la gestione dell’arnia richiede attenzione, interventi tempestivi e la capacitร  di interpretare attentamente i segnali.

Equilibrio all’interno della colonia
In questa fase, รจ importante non fermarsi all’impressione generale di una colonia attiva. Una forte attivitร  all’ingresso dell’arnia da sola non basta a descrivere il reale equilibrio della colonia. Ad aprile, รจ utile osservare la regolaritร  della deposizione delle uova, la presenza di covata in diversi stadi di sviluppo, il livello delle scorte alimentari e la forza complessiva della colonia. Le linee guida per la gestione primaverile insistono su questo punto: in questa parte della stagione, gli apicoltori devono valutare attentamente lo sviluppo della colonia, perchรฉ qualsiasi debolezza o squilibrio puรฒ rapidamente influenzare le settimane successive.

Una questione di spazio
Oltre allo sviluppo della colonia, ad aprile un altro fattore diventa centrale: lo spazio. Con l’espansione della colonia, l’organizzazione interna dell’arnia cambia rapidamente e una gestione tardiva puรฒ portare a squilibri, rallentamenti o alla preparazione precoce alla sciamatura. Per questo motivo, una delle prioritร  principali di questo periodo รจ supportare la crescita della colonia senza che questa si interrompa. Le principali raccomandazioni apistiche sottolineano che da aprile fino all’estate, le colonie dovrebbero essere ispezionate regolarmente per monitorare la sciamatura, verificare la presenza dell’ape regina e assicurarsi che ci sia spazio sufficiente per un corretto sviluppo.

Sciame
Aprile รจ anche il mese in cui la sciamatura diventa una possibilitร  concreta. Non tutte le colonie si comportano allo stesso modo e molto dipende dalle condizioni meteorologiche, dalla genetica, dalla forza della colonia e dalle risorse disponibili nell’ambiente circostante. Per questo motivo, รจ utile riconoscere i segnali precocemente: una crescita molto rapida, il sovraffollamento del nido di covata o una gestione inadeguata dello spazio possono aumentare la probabilitร  di sciamatura. Intervenire quando la colonia รจ giร  completamente predisposta alla sciamatura spesso significa agire troppo tardi.

Salute dell’alveare
Allo stesso tempo, รจ fondamentale non perdere di vista la salute generale dell’alveare. Una colonia che cresce bene in primavera necessita di continuitร , equilibrio e monitoraggio costante. Ad aprile, quindi, i controlli sanitari rimangono centrali, compresa l’attenzione alla pressione della Varroa e alle condizioni generali della colonia. 
La primavera, dopotutto, non รจ solo la stagione in cui le api diventano piรน attive: รจ anche il periodo in cui inizia a delinearsi l’equilibrio che sosterrร  l’apiario per tutto il resto della stagione.

Consigli del mese
Vorremmo concludere con alcuni consigli e aggiornamenti utili per il vostro apiario durante il mese di aprile.

Fogli cerei: una scelta piรน importante di quanto sembri
In primavera, la qualitร  dei materiali utilizzati in apiario torna ad essere fondamentale. Ciรฒ vale soprattutto per i fogli di cera per i telaini, che non sono solo un supporto tecnico, ma la base su cui le api costruiscono una parte essenziale della vita della colonia. Covata, miele e polline dipendono tutti da essi. Per questo motivo, scegliere fogli di cera per i telaini realizzati esclusivamente con cera d’api e privi di contaminanti non รจ un dettaglio di poco conto, ma una decisione che puรฒ influenzare la gestione dell’arnia fin dall’inizio della stagione.

Anche l’ambiente circostante influisce sull’equilibrio della colonia.
Quando si parla di primavera, l’attenzione si concentra spesso su ciรฒ che accade all’interno dell’arnia. In realtร , anche l’ambiente circostante รจ importante. La disponibilitร  di fiori, la continuitร  delle risorse e la qualitร  generale dell’ambiente possono influenzare concretamente lo sviluppo della colonia. Osservare l’area circostante in questa fase aiuta gli apicoltori a comprendere meglio il comportamento delle api e a interpretare con
maggiore precisione le esigenze dell’apiario nelle settimane a venire.

Grazie per lโ€™attenzione!

Se anche tu hai un tuo articolo e lo vuoi vedere pubblicato sul nostro blog, spediscilo in formato pdf a: postmaster@apilandia.it dopo un’attenta lettura lo pubblicheremo quanto prima. Grazie per la collaborazione!

La cera

di Mauro Puppo

La cera dโ€™api, insieme al miele, costituisce il principale e piรน noto prodotto delle api.

Eโ€™ una sostanza naturale prodotta interamente dalle api come secrezione ghiandolare da parte delle ghiandole ceripare poste sotto lโ€™addome; appena secreta la cera ha un colore decisamente bianco, poi, per lโ€™aggiunta di particelle di  propoli e polline, tende a scurirsi dal giallo chiaro a giallo ocra. Eโ€™ un materiale estremamente complesso formato da piรน di trecento sostanze appartenenti al gruppo dei grassi. Eโ€™ untuosa al tatto, molto sensibile alle temperature, fonde a circa 64-65 gradi Cยฐ. 

Come accennato, oltre ai componenti propri, la cera dโ€™api puรฒ contenere altre sostanze intrappolate in essa come corpuscoli, propoli, polline (facilmente rimovibili in fase di pulitura), sia sostanze chimicamente indotte come farmaci, pesticidi e residui chimici ( impossibili da eliminare) ed eventuali patogeni come batteri e spore ( eliminabili solo con la sterilizzazione).

Eโ€™ un prodotto di cui lโ€™uomo si รจ sempre servito fin dallโ€™antichitร  facendone gli usi piรน diversi: tavolette per la scrittura, illuminazione di chiese, templi e abitazioni, preparazione di medicamenti, usi artistici. Oggi รจ impiegata come impermeabilizzante e protettivo nella meccanica di precisione, nella fabbricazione di vernici, nella lavorazione e manutenzione del legno, in medicina, farmaceutica e cosmesi.

Nellโ€™uso apistico viene adoperata dagli apicoltori per realizzare i fogli cerei. Attualmente non esiste un sistema per lโ€™eliminazione di eventuali residui di trattamenti acaricidi  e pesticidi usati in agricoltura: se inserite nel melario, queste sostanze possono potenzialmente migrare, anche se in piccolissime percentuali, nel miele o negli altri prodotti delle api, se invece i fogli cerei โ€œcontaminatiโ€sono usati nel nido, possono generare una farmaco resistenza nei parassiti ( vedi varroa) o indebolire il sistema immunitario delle api.

Come puรฒ lโ€™apicoltore ridurre lโ€™immissione di sostanze estranee nellโ€™alveare per evitare o per lo meno ridurre le occasioni di contaminazione? Per esempio nella gestione degli alveari รจ buona prassi posizionarli in zone lontane da fonti di inquinamento ( strade molto trafficate, autostrade, fabbriche, coltivazioni intensive), limitare allโ€™essenziale i trattamenti acaricidi preferendo quelli con sostanze naturali (acidi organici, oli essenziali) evitando quelli con molecole di sintesi, non fare mai trattamenti in presenza di melari, usare con parsimonia lโ€™affumicatore,adottare le griglie escludi regina, sostituire i telai con regolaritร  sia del nido che del melario inserendone dei nuovi almeno 2/3 allโ€™anno per tipo.

Quando recuperiamo la cera da riutilizzare per i fogli cerei usare solo ed esclusivamente quella proveniente dalla disopercolatura dei telai da melario, non usare contenitori non idonei ( secchi di ferro ).

Come si recupera la cera dโ€™opercolo? I metodi sono vari, sia casalinghi che professionali o semi professionali come la sceratrice solare, quella a vapore o elettrica oppure semplicemente con acqua bollente. Per questโ€™ultima soluzione ( piรน economica) si procede mettendo la nostra cera dโ€™opercolo a fondere in una pentola dโ€™acciaio inox. Come procedere: mettere a fondere in una pentola dโ€™acciaio 1/3 di acqua distillata ( oppure acqua potabile leggermente acidificata , un cucchiaio di aceto bianco in un litro e mezzo  di acqua) con 2/3 di cera; mescolare fino a quando la cera non รจ ben fusa,( tenere il fuoco basso) a questo punto versare il contenuto in un recipiente di plastica per alimenti, o contenitori in silicone o acciaio inox filtrando attraverso una garza medica ( almeno 3 strati) oppure in alternativa una vecchia tenda a maglie finissime, lasciare solidificare lentamente coprendo i recipienti in modo da evitare una rapida dispersione del calore.

Una volta solidificata togliamo i pani di cera cosรฌ ottenuti dallo stampo e procediamo, tramite raschiatura, alla pulitura di eventuali particelle passate dal filtro che si saranno depositate sul fondo del pane. 

Pentole : si a quelle in acciaio, smaltate, alluminio; no rame, ferro, zinco.

Contenitori : si a bacinelle in plastica per alimenti , contenitori in silicone per alimenti o acciaio inox; no a recipienti in legno o metallo.

Acqua : si a distillata o leggermente acidula ( un cucchiaio di aceto bianco in un litro e mezzo di acqua; no acqua non potabile.

Lavori di Gennaio

Di Mauro Puppo


Siamo quasi alla fine del mese di dicembre e le temperature, che sono state fino adesso ben al di sopra delle medie stagionali, iniziano a calare ed il prossimo mese, gennaio, รจ tradizionalmente il piรน freddo dellโ€™anno.
Le api, strette in glomere, si nutrono delle scorte che abbiamo lasciato loro nei mesi precedenti, dobbiamo lasciarle tranquille perchรฉ qualsiasi rumore o scossone, oltre ad irritarle, puรฒ far aumentare il consumo di miele. Per controllare la quantitร  di scorte รจ sufficiente soppesare le arnie sollevandole dalla parte posteriore e, con un po’ di pratica, riusciamo a capire allโ€™incirca la quantitร  di miele presente nellโ€™alveare; in caso di famiglie un po’ troppo leggere รจ necessario ricorrere alla nutrizione artificiale con candito.
In giornate di sole con temperature esterne di 10/12 gradi possiamo sostare vicino agli alveari per controlli solamente esterni verificando voli di purificazione, che non ci siano saccheggi in atto, ricordandoci di controllare i cassettini antivarroa ( se si notano abbondanti residui di cera vuol dire un forte consumo di scorte). Naturalmente va monitorata la naturale caduta di varroa, nel caso fosse eccessiva occorre intervenire tempestivamente. Chi non avesse ancora fatto il trattamento invernale per la varroa deve farlo assolutamente entro il mese di gennaio prima che la regina inizi lโ€™ovodeposizione.
Se durante la visita non notiamo nessun movimento davanti alle arnie possiamo picchettare con le nocche delle dita sui lati dellโ€™arnia, se si sente un ronzio sommesso proveniente dallโ€™interno significa che la famiglia รจ viva, in caso contrario รจ opportuno verificare aprendo di pochi centimetri il coprifavo per vedere la situazione. Ancora piรน utile sarebbe avere il coprifavo trasparente ( vedi articolo giร  pubblicato nel sito) che permette di visionare lโ€™interno dellโ€™arnia senza aprirla evitando di disturbare le api. In caso trovassimo delle famiglie morte bisogna capirne la causa per esempio per fame, malattie, ecc.
In caso di dubbi รจ meglio non riutilizzare i telaini ma, anche se con qualche rammarico, distruggerli per evitare la propagazione di eventuali patologie, procedendo come segue : preparare una buca nel terreno dove mettere i telaini e le eventuali api morte, bruciarli e, successivamente, ricoprire la buca col terreno asportato in precedenza.
Le arnie, se ancora in buono stato di conservazione (se no le trattiamo come detto prima per i telaini), si portano in magazzino, si raschiano per bene in modo da eliminare residui di propoli e cera sia dalle parti di legno sia da quelle metalliche, poi si immergono in una vasca capiente riempita con soluzione al 6% di soda e acqua bollente oppure soda caustica al 3% sempre con acqua bollente (usare adeguati dispositivi di protezione personale) per 10/15 minuti, dopodichรฉ si risciacquano con acqua e quindi, una volta asciutte, si passa la fiamma azzurra. Al termine si puรฒ procedere ad eventuali riparazioni e verniciatura esterna.
Nel magazzino i lavori non mancano: possiamo dedicarci alla fusione della cera da opercoli e, per chi รจ provvisto di uno stampo, alla preparazione dei fogli cerei applicandoli ai telaini, fare manutenzione alle arnie vuote in modo da averle pronte in primavera per eventuali sciami o per sostituire quelle in cattivo stato, pulire i melari, escludi regina,apiscampi e in genere tutti gli strumenti e attrezzature occorrenti per la nuova stagione apistica che, speriamo , dia ottimi risultati.

Consiglio su come montare i fogli cerei

di Mauro Puppo

Il mio consiglio di oggi riguarda come posizionare il foglio cereo sul telaino. Se il foglio cereo ha misure tali da inserirsi perfettamente nel telaino senza lasciare spazi, non cโ€™รจ problema, ma se ha dimensioni piรน piccole in altezza, io lo metto appoggiandolo sulla parte inferiore e non su quella superiore. Perchรฉ? Vi chiederete! La spiegazione รจ semplice, sappiamo che dove cโ€™รจ spazio le api tendono a riempirlo costruendo cera, di conseguenza se lo spazio รจ in basso lo riempiranno costruendo quasi esclusivamente celle da fuco, invece se รจ in alto uniranno il foglio cereo al telaio.
Sapendo che la varroa predilige le celle da fuco, in quanto ha piรน possibilitร  di riprodursi, ( se facciamo allevare fuchi per limitare la varroa รจ piรน utile inserire telaini con fogli cerei stampati a fuco oppure telaini da melario nel nido dove nella parte inferiore costruiranno liberamente celle da fuco) รจ consigliabile limitare gli spazi nella parte bassa, oltre a ciรฒ, adoperando questo sistema le api avranno meno spazio per costruire celle reali che, in caso di febbre sciamatoria, risulteranno piรน sporgenti e di conseguenza piรน visibili.

Il Gruppo “Garfagnana Vespa Velutina”

La Redazione

Riceviamo e pubblichiamo alcune note introduttive relative al gruppo “Garfagnana Vespa Velutina”. Ma chi sono i ragazzi volontari del gruppo? Avete presente i GhostBusters del famosissimo film di Ivan Reitman del 1984 con Bill Murray, Dan Aykroyd e Harold Ramis (in seguito si aggiunse anche Ernie Hudson) ?

Quei simpatici eroi che sfidavano fantasmi nel centro di New York protetti dalle loro tute, armati di apparecchiature sofisticate e tecnologie all’avanguardia come lo zaino protonico, in grado di catturare l’energia psicocinetica dei fantasmi?

Bene, i fantastici eroi del gruppo “Garfagnana Vespa Velutina” fanno ancora meglio ! Protetti dalle loro tute, grazie alla loro preparazione professionale sono in grado di individuare e neutralizzare i nidi del tanto temuto e pericoloso calabrone asiatico: la Vespa Velutina. Spesso sono coadiuvati dalla protezione civile e dal corpo dei Vigili del Fuoco che collaborano con il gruppo alla neutralizzazione dei nidi di Velutine utilizzando e mettendo a disposizione mezzi muniti di cestello telescopico meccanico, essendo i nidi molto grandi e posizionati anche a 15/20 metri di altezza!

Bravi ragazzi e…..grazie mille per il vostro operato!!

VIVA il Gruppo Garfagnana Vespa Velutina!!

GARFAGNANA VESPA VELUTINA รจ un gruppo di volontari ed esperti addetti al monitoraggio e neutralizzazione di nidi di Vespa Velutina, formati dal Progetto LIFE STOP VESPA dell’ Universitร  di Torino.
L’ obbiettivo principale che ci siamo prefissati รจ essere utili con senso civico, esperienza, professionalitร , impegno e sacrificio alla collettivitร  per contenere l’ espandersi della Vespa Velutina sul territorio ligure (Savona e provincia).
Ogni anno sono molte le neutralizzazioni di nidi di Vespa Velutina che effettuiamo in tutto il territorio, numerosi sono anche gli incontri pubblici, convegni, manifestazioni (saloni agroalimentari ecc) che organizziamo o a cui partecipiamo per cercare di sensibilizzare gli enti, i comuni, la popolazione, le scuole gli apicoltori, gli agricoltori sul tema Vespa Velutina.
Oltre a questo abbiamo creato un contatto telefonico e una e-mail dove tutte le persone possono rivolgersi per informazioni, segnalazioni e richieste di neutralizzazioni di nidi di Vespa Velutina per aiutare e essere vicini il piรน possibile alla popolazione.
Ricordiamo l’ importanza di una BUONA PREVENZIONE sul territorio per contenere l’espandersi della Velutina mediante il monitoraggio, la cattura delle regine, l’individuazione e segnalazione dei nidi primari e secondari, per fare questo รจ INDISPENSABILE la collaborazione di TUTTA la POPOLAZIONE.
Senza la collaborazione di TUTTI, tutto il nostro lavoro viene in gran parte reso vano.
Per eventuali informazioni, segnalazioni richiesta di neutralizzazioni di nidi di Vespa Velutina contattare:

GARFAGNANA VESPA VELUTINA
tel.340/6573908 – 333/4543343
e-mail: garfagnanavelutina@gmail.com
Facebook, Instagram: Garfagnana Vespa Velutina

 

Nutrizione di soccorso per lโ€™alveare (guida completa per apicoltori)

di Giorgio Pagnacco

Introduzione

La nutrizione di soccorso รจ una pratica fondamentale per gli apicoltori: si somministra zucchero in forma liquida (sciroppo) o solida (candito/panetti proteici) per supportare la colonia quando le scorte scarseggiano, per stimolare la ripresa primaverile o per compensare una carenza proteica. Questo articolo offre una panoramica pratica, con indicazioni su quando intervenire, vantaggi e svantaggi delle diverse forme di nutrizione, ricette casalinghe, modalitร  di somministrazione e suggerimenti stagionali, adattati sia per la zona costiera sia per lโ€™entroterra/zone montane.


Quando e perchรฉ intervenire

Motivi comuni per nutrire le api:

  • Scarso raccolto nettarifero (siccitร , meteo sfavorevole).
  • Fine stagione: rinforzare le scorte prima dellโ€™inverno o per colonie deboli.
  • Emergenza invernale: esaurimento delle scorte.
  • Stimolo primaverile: favorire ripresa della covata.
  • Carenza proteica: ripristinare deposizione di covata.
  • Recupero post-raccolto: dopo asportazione di miele o trattamenti.

Regola pratica: nutrire solo se le scorte visibili sono chiaramente ridotte o se le previsioni climatiche suggeriscono periodi di scarsitร .
Se possibile, preferire sempre lโ€™uso del miele prodotto dai propri alveari come nutrizione di soccorso: รจ piรน completo e sicuro per la colonia. Riguardo al beneficio di nutrire con il miele delle proprie api rimando all’articolo “Nutrizione delle api“


Sciroppo vs candito โ€” confronto pratico

Sciroppo (liquido)

Vantaggi:

  • Facile e rapido da preparare.
  • Stimola crescita della covata (ottimo in primavera).
  • Puรฒ essere somministrato con vari distributori (superiore, a bottiglia, a telaio).

Svantaggi / rischi:

  • Puรฒ fermentare se non concentrato correttamente.
  • Maggior rischio di saccheggio in periodi di scarsitร .
  • Difficile da somministrare in pieno inverno (le api hanno difficoltร  a gestire liquidi freddi).
  • Richiede igiene e pulizia costante del distributore.
  • Non equivalente al miele dal punto di vista nutrizionale.

Rapporti consigliati:

  • 1:1 (zucchero:acqua) โ€“ stimolante, primaverile. per sviluppo.
  • 2:1 (zucchero:acqua) โ€“ sciroppo piรน denso, indicato per accumulo autunnale (meno acqua da evaporare).

Candito / fondant (solido)

Vantaggi:

  • Non fermenta, ideale per inverno.
  • Minor rischio di saccheggio.
  • Le api possono consumarlo anche a basse temperature.
  • Facile da posizionare direttamente sul nido.

Svantaggi:

  • Piรน laborioso da preparare o piรน costoso se acquistato.
  • Se troppo umido puรฒ ammuffire o fermentare; se troppo asciutto puรฒ essere poco appetibile. Richiede utilizzo di acqua da parte delle api per trasformarlo.
  • Alcuni tipi preparati in commercio contengono additivi o scarsa qualitร  degli ingredienti.
  • Non equivalente al miele dal punto di vista nutrizionale.

Candito proteico

Aggiunge polline o farine proteiche per stimolare covata e sviluppo della colonia.

Vantaggi:

  • Fornisce aminoacidi e stimolo proteico nei periodi di carenza di polline.
  • Utile in fine inverno / inizio primavera quando le fonti naturali scarseggiano.

Limiti:

  • La qualitร  della proteina รจ fondamentale.
  • Non sostituisce polline fresco.
  • Eccesso o ingredienti di bassa qualitร  possono fermentare o ridurre appetibilitร .

Conclusione: utile solo se ben bilanciato e somministrato al momento giusto, non รจ una panacea.


Materie prime

  • Miele dei propri alveari: migliore nutrizione, enzimi e micronutrienti, prima scelta.
  • Candito commerciale: comodo, ma controllare ingredienti (assenza di sciroppi industriali, qualitร  zucchero).
  • Zucchero a velo puro (senza amido): ideale per autoproduzione candito.

Ricette pratiche

Sciroppo 1:1

  • 1 kg zucchero + 1 L acqua fredda o max 40ยฐ
  • Per evitare la formazione di idrossimetilfurfurale (HMF) nello sciroppo, รจ consigliabile mantenere la temperatura sotto i 40ยฐC. 
  • Portare a temperatura ambiente prima della somministrazione.

Sciroppo 2:1

  • 2 kg zucchero + 1 L acqua tiepida max 40ยฐ.
  • Portare a temperatura ambiente prima di somministrare.
  • Per evitare la formazione di idrossimetilfurfurale (HMF) nello sciroppo, รจ consigliabile mantenere la temperatura sotto i 40ยฐC. 

Candito freddo

  • 1 kg zucchero a velo + 80โ€“150 g miele o sciroppo invertito.
  • Impastare fino a ottenere pasta plastica modellabile.
  • Variante proteica: aggiungere 20โ€“40% polline o sostituto proteico.

Somministrazione

Sciroppo

  • Distributori superiori baravalle, a bottiglia, a telaio.
  • Somministrare la sera o con bassa attivitร  esterna.
  • Evitare in pieno inverno con temperature basse.

Candito

  • Posizionare sopra i telai, vicino alla covata.
  • Panetti proteici possono essere posti su griglie o supporti sopra le api.

Nota importante: Durante i periodi d’importazione nettarifera e in previsione di produzione di miele da commercializzare a scopo alimentare, onde evitare che le api portino zuccheri nel melario, sospendere la nutrizione di soccorso almeno due settimane prima del posizionamento dei melari!  La presenza di zuccheri (sciroppi/candito) nel miele costituisce frode alimentare perchรฉ altera la composizione del prodotto naturale! L’eventuale nutrizione di soccorso puรฒ riprendere solo dopo aver rimosso i melari. Normativa: La legislazione europea vieta l’aggiunta di qualsiasi sostanza estranea al miele, che deve essere puro e non alterato.


Consumo e quantitร 

  • Piccole quantitร  ripetute: 0,5โ€“1 L sciroppo o 0,5โ€“2 kg candito a seconda della forza della colonia.
  • Patties proteici 100โ€“300 g, 1โ€“2 volte a settimana nelle fasi critiche.

Autoproduzione candito

Pro: risparmio, controllo qualitร , possibilitร  di bilanciare proteine.
Contro: rischio igienico, fermentazioni, tempo di lavoro.


Buone pratiche

  • Ingredienti certificati e di qualitร .
  • Pulizia distributori.
  • Controllo di robbing (saccheggi), muffe o fermentazioni.
  • Monitoraggio costante delle scorte e della covata.

Differenze stagionali: costa vs entroterra/zone montane

Costa (clima mite)

  • Possibile assenza di blocco di covata in inverno.
  • Regina depone continuamente โ†’ consumo energetico elevato.
  • Api attive, uscita frequente โ†’ scorte maggiori necessarie.
  • Fioriture principali: nocciolo โ†’ erica โ†’ tarassaco โ†’fruttiferi e rosmarino โ†’ acacia โ†’ castagno โ†’ lavanda โ†’ melata โ†’ edera โ†’ corbezzolo.

Entroterra / zone montane

  • Clima piรน freddo โ†’ blocco di covata in inverno (anche se negli ultimi anni gli inverni si sono ridotti considerevolmente le regine riescono ad andare in blocco di covata), le api formano il glomere e uscendo meno (solo per voli purificatori) consumano meno.
  • Fioriture posticipate almeno 20โ€“30 giorni rispetto alla costa.
  • Fioriture principali: nocciolo โ†’ tarassaco โ†’ fruttiferi โ†’ rosmarino โ†’ acacia -a proposito di quest’ultima va detto che negli ultimi anni si รจ assistito ad un cambiamento climatico con inverni meno rigidi e con gelate primaverili tardive che hanno messo a rischio a volte anche azzerando o limitando molto la fioritura dei fiori di Acacia (Robinia Pseudoacacia) – โ†’ castagno โ†’ erba medica โ†’ lavanda โ†’ melata โ†’ edera

Conclusioni pratiche

  1. Preferire miele proprio se disponibile.
  2. Sciroppo 1:1 per stimolo primaverile, 2:1 per accumulo autunnale.
  3. Candito stabile in inverno; proteico utile solo nelle condizioni giuste.
  4. Autoproduzione possibile con cura igienica.
  5. Monitoraggio costante di consumo, comportamento, covata.
  6. Sospendere nutrizione prima dell’importazione di miele per non alterare flussi naturali e qualitร  del prodotto.

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Lโ€™alza melari, strumento utile per lโ€™attivitร  in apiario.

di Mauro Puppo

Che cosโ€™รจ lโ€™alza-melari? Eโ€™ uno strumento che ci permette di alzare il o i melari posti sopra lโ€™arnia per
inserire eventuali escludiregina, apiscampo o semplicemente per verificare il nido, con minimo sforzo senza dover spostare manualmente i melari.
In commercio si possono trovare parecchie versioni, ma visto i costi proviamo a costruirne uno.
Materiale occorrente: scatolato di ferro( di riciclo) con misure minime di 20 x 20 o massimo 30 x 30 altrimenti risulta troppo pesante; due avvolgicavo , possono andare bene anche due carrucole opportunamente modificate; un tondino di ferro ( puรฒ andare bene anche una barra filettata) di diametro 10 o 12 mm a seconda dello scatolato usato; due cavetti di acciaio tipo freni da bici; una maniglia; una ruota dentata che servirร  come fermo per le carrucole.
Lโ€™altezza della struttura non deve essere inferiore a 130 cm, la larghezza di 55 cm, per la base ( dovendo appoggiare sui sostegni delle arnie) la misura ottimale รจ di 65 cm; quattro barrette di ferro ( la misura deve permettere di incastrarsi nelle scanalature per le mani dei melari e nel contempo toglierle agevolmente) opportunamente sagomate oppure quattro semi cerniere, queste dovranno essere fissate a due pezzi di scatolato con misura superiore a quelli verticali in modo da poter scorrere e permettere il sollevamento.
I cavetti di acciaio saranno fissati sulle carrucole e su queste โ€œ cerniereโ€.
Se siamo buoni saldatori non cโ€™รจ problema altrimenti dobbiamo chiedere aiuto ad un amico in grado di
saldare i pezzi oppure ad un fabbro.
Assembliamo il tutto come evidenziato nelle foto, naturalmente se vogliamo rendere la struttura smontabile i laterali dovranno avere una misura inferiore alla base in modo da potersi incastrare agevolmente.
Buon lavoro a tutti!

per info contattare direttamente l’autore: mauro@apilandia.it